15 settembre 2026
Coldiretti Pavia: «Il riso asiatico a dazio zero
minaccia i redditi agricoli e la salute dei cittadini»
L’invasione di prodotto straniero facilitata dalle agevolazioni commerciali Ue affossa le risaie pavesi
«L'Europa non può continuare a spalancare le porte al riso asiatico a dazio zero, prodotto con pesticidi vietati, standard sanitari e ambientali inferiori ai nostri e, in alcuni casi, sfruttando persino il lavoro minorile, mentre agli agricoltori italiani impone regole e costi sempre più pesanti. È una concorrenza sleale che mette a rischio insieme il reddito delle imprese e la salute dei cittadini, alimentando attraverso le agevolazioni commerciali un sistema nel quale a guadagnare sono i trafficanti di prodotto straniero mentre viene impoverita la Risaia Italia». È la denuncia di Silvia Garavaglia, Presidente di Coldiretti Pavia, alla vigilia della trebbiatura del riso.
«Per questo servono scelte immediate e non più rinviabili», dice ancora Silvia Garavaglia. Le richieste di Coldiretti sono chiare: stop alle importazioni selvagge e reciprocità negli accordi commerciali, controlli serrati sull’origine del prodotto, sostegno al reddito delle imprese e contratti di filiera che garantiscano prezzi equi agli agricoltori. «E’ necessario anche attivare al più presto il bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà e di utilizzare senza esitazioni i nuovi strumenti di controllo come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, per smascherare frodi e triangolazioni – sottolinea ancora il Presidente di Coldiretti Pavia – E va fermato qualsiasi accordo, a partire da quello in discussione con la Thailandia, che aumenti ulteriormente l’ingresso in Europa di produzioni che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori».

Una battaglia resa ancora più urgente dai numeri. Nella campagna commerciale 2025-2026 gli arrivi di riso straniero sono aumentati del 19%, con circa quattro confezioni su cinque provenienti dall’Asia, contribuendo a far crollare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai produttori italiani. Una pressione insostenibile proprio mentre, a pochi giorni dall’avvio della raccolta. Una situazione aggravata anche dall’aumento dei costi di produzione, sul quale pesano le tensioni internazionali e le ripercussioni della guerra in Iran sullo stretto di Hormuz. Un combinato disposto di importazioni selvagge, speculazioni, costi e clima che rischia di mettere fuori mercato le imprese risicole italiane e contro il quale Coldiretti continuerà a mobilitarsi in Italia e in Europa.